ALIMENTAZIONE NEL XIX SECOLO


Cosa mangiavano i contadini 
Nel XIX secolo l'alimentazione era profondamente diversa a seconda dei gruppi sociali con notevoli differenze tra  ceti aristocratici o borghesi e  ceti popolari. Iil cibo degli strati popolari era scarso e poco vario con problemi di denutrizione, carenze vitaminiche e proteiche. Nell'Italia del Nord, l'alimentazione dei contadini si basava essenzialmente sul mais, segale e miglio per preparare  pane e polenta;  i contadini mangiavano pane di farina di castagne e polenta di castagne o di fave; nell'Italia centrale e meridionale il pane, spesso di cereali inferiori (orzo, segale, avena, melica, miglio), costituiva l'alimento principale, accanto a qualche minestra col lardo e a un po' di verdura.


L'alimentazione dei ceti popolari urbani
Il regime dei ceti popolari urbani si arricchiva occasionalmente di carne,  ovina o suina. L'insufficienza alimentare causava mortalità soprattutto infantile. Numerose erano le malattie da malnutrizione: per esempio il consumo quasi esclusivodel mais portò alla diffusione di una terribile forma di avitaminosi, la pellagra, che conduceva alla follia e alla morte.

La classe agiata
Più ricco era il regime alimentare delle classi agiate, con piatti a base di  pasta, riso, carni bianche e rosse, pesce, pane bianco, frutta e verdura di stagione. Nel corso dell'800 questa cucina subì un mutamento perchè subentrò una cucina borghese più attenta al risparmio,  ai sapori naturali, alle verdure, alle differenze regionali.. L'Artusi diede vita ad un manuale di cucina italiana che ha  influenzato la cultura gastronomica del paese: a lui si deve, tra l'altro, la diffusione a livello nazionale della salsa di pomodoro come condimento della pastasciutta.